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Editoriale N° 2- 2021

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Oltre il 21% delle imprese (1 su 5) ha maturato l’idea che nel 2021 non verrà realizzata alcuna ripresa economica a causa dei gravi effetti dell’emergenza Covid-19 con bilanci in rosso, tagli del fatturato e crollo dei consumi: ecco quanto emerge dall’indagine dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) applicato su un campione nazionale di aziende nel primo semestre 2021 in Italia, dopo un calo di quasi l’11% delle spese delle famiglie e la chiusura di oltre 390mila attività a livello nazionale.
Stando alla semplice interpretazione dei dati statistici evidenziati, nel 2020 la crisi avrebbe bruciato 156 miliardi di euro di ricchezza presente nel Paese, durante il 2021, invece, dovremmo risalire la china e recuperarne 83, registrando un saldo negativo in questo biennio di 73 miliardi. La pandemia, è evidente sta mettendo a dura prova tutti i settori, dai servizi al commercio, dalla logistica alla manifattura, dall’agroalimentare al turismo, tale affanno e difficoltà si rispecchia in un dato preoccupante; circa il 41% delle imprese ha chiesto un finanziamento agli istituti bancari per contrastare la crisi.
A fronte di questa situazione di afflizione generalizzata si concretizza la convinzione che per le imprese il 2020 è stato l’anno peggiore di sempre, e si palesa la necessità di attivare prima possibile gli aiuti a imprese e famiglie con le risorse del Recovery Plan.
Le statistiche indicano la possibilità di arrivare troppo tardi per recuperare il terreno perso e difendere i livelli occupazionali con il blocco dei licenziamenti. Più di 1 impresa su 2 (51%) teme che bisognerà far passare almeno tutto il 2021 per vedere la partenza di qualche piano legato alle risorse europee.
Le aspettative legate all’attivazione degli aiuti è avvisaglia di una sofferenza sociale ed economica che colpisce imprese e famiglie mettendo in pericolo l’intero sistema economico nazionale. A dare ragione al timore delle aziende sono i dati emersi da una analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA in merito alla comparazione del Pil italiano riferito al biennio 2020-2021 emerge che nel 2020 la crisi avrebbe bruciato 156 miliardi di euro di ricchezza presente nel Paese. Durante quest’anno, invece, dovremmo risalire la china e recuperarne 83, registrando un saldo negativo in questo biennio di 73 miliardi.
Ancor più preoccupante è il trend riferito agli investimenti; le previsioni di Bruxelles, infatti, indicano per il 2021 una crescita delle nostre vendite all’estero del +10,3%. In linea generale, concludono dalla Cgia, «la gravità della situazione emerge in maniera ancor più evidente se paragoniamo l’attuale situazione economica con quanto accaduto nel 2009, annus horribilis dell’economia italiana degli ultimi 75 anni».
Allora, il Pil scese del 5,5% e il tasso di disoccupazione, nel giro di 2 anni, passò dal 6 al 12%. Se le cose andranno bene, nel 2020 il Pil diminuirà del 10% circa. Con un crollo quasi doppio rispetto a quello registrato 12 anni fa, è evidente che una caduta verticale del genere avrà degli effetti molto negativi sul mercato del lavoro.
Nonostante i dati non ci rendano sereni, l’uscita dalla crisi della pandemia si apre adesso, ci dicono gli economisti dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), su buone prospettive di crescita, migliori del previsto. Per l’eurozona si stima una crescita del 4,4% nel 2022, ma solo a fine anno si tornerà ai livelli pre-Covid del 2019. Volerà, come previsto, l’economia cinese, recupererà presto quella americana e tedesca, poco dopo quella italiana ma con una migliore ripartenza rispetto alla Germania e, più tardi ancora, quella francese e quella spagnola.
Purtroppo schizzerà anche il debito pubblico italiano che raggiungerà nel 2021 la vetta del 160% del Prodotto interno lordo (Pil) (tale valore era sopraggiunto solo all’uscita della Prima guerra mondiale).
In sostanza, per rientrare sotto il 3% del deficit, l’Italia dovrà aspettare il 2025.
Con la convinzione di una rapida ripresa, vi auguro buona lettura del numero di Giugno.

DOTT. Francesco Paduano
Direttore Editoriale

 

 

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